Communi-MyPaper

27 06 2008

Nasce un nuovo free-press italiano dedicato alla moda, all’arte e al design e si chiama MyPaper.

 20.000 copie in distribuzione a Milano per i primi numeri, ed un tema per ogni uscita: la strada e il viaggio fanno da apripista a questo primo numero. Per maggiori info, clicca: www.myspace.com/mypapermilano

mypaper flyer front





Communi-Vanguard

4 05 2008

Vanguard è uno stile che accosta l’arte underground all’abigliamento. Stile ispirato agli eighties, lo street-style viene reinventato in chiave ironica. Creative le scelte per la felpa tentacolare, forse lo smile fa troppo-luogo-comune. Ma per uno stile easy cme quello urbano-street, il concept è azzeccatissimo.

Per maggiori info: http://www.vngrd.org/

 

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Communi-Di-Eight!

30 03 2008

Ispirata dalle nuove tendenze europee e dalle radici della moda italiana DI-EIGHT è la nuova linea d’abbigliamento che abbina lo stile street alla spontanea femminilità delle ragazze d’oggi. Fondato nel 2004 dalla designer Doriana Ottolini il marchio è l’espressione della nuova moda emergente Di-EIGHT ha origini nella mistica isola di Bali. Le collezioni nascono sulle sponde del mare, a Dreamland, luogo incontaminato amato da surfisti, creativi e viaggiatori. In uno showroom a strapiombo della scogliera, con poche mura e senza confini la collezione nasce nutrendosi dell’essenziale: il mare, il sole, la frutta e il surf.La produzione ha invece sede a Denpasar, città caotica e frenetica, in una magica sartoria ricreata in una vecchia casa coloniale, Di-EIGHT fonde influenze dallo sport, lifestyle e fashion. I capi che compongono le collezioni si presentano con silhouette trendy e morbide e da pallete dai colori vivaci che rendono unico e inconfondibile ogni capo.Loghi e stampe oramai consumati dalle ultime mode fanno spazio a tagli a vivo, ricami non rifiniti e loghi tono su tono.  

LA DESIGNER

Fin dall’età di 10 anni alla fatidica domanda “che farai da grande?” la piccola Doriana tutta occhi verdi e grandi sorrisi rispondeva seria e convinta “la stilista”. Ed ancora oggi la risposta è la stessa con la stesse gioia e sicurezza di una bambina che vive di speranze.Concluse le scuole dell’obbligo il sogno inizia scegliendo l’Istituto professionale per figurinista di moda al M.Dudovich di Milano  e conseguito il diploma, decide di frequentare la N.A.B.A, Nuova Accademia di Belle Arti,  dove approfondisce le conoscenze nel settore moda.Una posizione molto importante presso la sede milanese di Mila Schon le premette di crescere professionalmente girando il mondo ma non placa quella voglia di costruire un progetto tutto suo che si tradurrà in pochi anni dopo in DI-EIGHTEd è proprio questa vocazione verso l’internazionalità, la praticità del vivere, e la voglia di mettersi in gioco da sola che ha spinto la giovanissima stilista Doriana Ottolini  a fondare Di-EIGHT e inseguire il suo sogno.  

PASSATO E PRESENTE

Con un borsone in mano e tanta voglia di mostrare al mondo il suo lavoro, nell’estate del 2004 inizia la prima campagna vendita DI-EIGHT con molti inaspettati risultati positivi. Fin dall’inizio la scelta di non vendere sul pronto ma di avere una pre-vendita come ogni  marchio che si rispetti, ha dimostrato la serietà del marchio e la capacità di Di-EIGHT di seguire le tendenze che si presentavano stagione dopo stagione. La scelta della pre-vendita è stata importante per Di-EIGHT anche nei confronti dei suoi negozi. La possibilità di presentare un campionario e non la collezione pronta e finita, ha permesso di avvicinarsi alle richieste dei propri negozi in campo di colori e stili e migliorare i propri capi con i consigli di chi vive quotidianamente a stretto contatto con il target finale.  Le campagne vendite successive sono andate in crescita, nonostante i problemi derivanti dalla situazione economica italiana, che ha portato alla chiusura di piccoli negozi e la bancarotta di marchi emergenti. Nel Gennaio 2006 è stato aperto “Spazio”, lo showroom Di-EIGHT sui Navigli, la zona più bella di Milano, a pochi passi del Vicolo dei Lavandai, aprendo nuove porte e nuove collaborazioni con designers, fotografi, pittori e models. Oltre alle campagne vendite il lavoro prosegue a Bali per seguire la produzione e lo studio del campionario per la stagione seguente. Tutta la produzione Di-EIGHT è fatta a mano, dal campionario alla produzione sotto le delicate attenzioni della stilista.  

..IL FUTURO

Insieme allo showroom ha inizio il rapporto con le riviste con il supporto di un ufficio stampa e i primi investimenti pubblicitari. A partire da Gennaio 2006 la campagna pubblicitaria Di-EIGHT ha inizio in free press come Wait, What’s Up  e Zero 2 e in riviste di settore come Point Break. Il tutto contornato da  redazionali sul prodotto e sulla designer su riviste come Rolling Stone, Kult e PointBreak.La televisione è rimasta attratta dai colori vivaci e dai tagli inaspettati dei capi Di-EIGHT che si trova indossata dalle bellissime vj di All Moda, Play IT e Call center su All Music e da piccole protagoniste sul canale Disney Channel…Stagione dopo stagione Di-EIGHT cresce seguendo le nuove mode e trasformandosi in una collezione sempre più completa e più adatta alle esigenze del mercato del futuro, arricchendosi di nuovi capi e con una dettagliata ricerca su nuovi tessuti.  Il tutto mantenendo ovviamente tutta la sua unicità.

La campagna vendita è in continua crescita e la ricerca d’agenti è stata una necessità per continuare a far crescere il marchio, che a breve sarà disponibile in tutta Italia.

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Communi-F.Fox

18 03 2008

Alla redazione di Communifashion è oggi arrivata la segnalazione da parte di Federico Fox, fantasiosissimo parrucchiere e truccatore argentino argentino che ha cominciato i suoi studi al centro promozionale acconciatori “La Normanna” di Milano, dove ha ottenuto il diploma nel 1994. Da qui in poi ha cominciato la sua brillante carriera di make up artist ad hair stylist e lavorando in giro per il mondo, tra Barcellona e il Guatemala, tra New York e Londra, tra Miami e la sua Rosario dove ha sede il suo salone di bellezza Hairport in cui tiene corsi di make up professionali. Non è semplicemente trucco ma capolavoro che vari giornali quali Atipica, Estrictamente Social e La Capital pubblicano con grande successo. Federico infatti è truccatore di grandi personaggi dello spettacolo argentino tra cui i corti dei direttori Enzo Monzon e Adrian Sarla (per Telefe cortos) e il lungometraggio diretto da Fito Paez “De quien es el portaligas?”

Inoltre,ha curato le produzioni per marche quali MELOCOTON, JEANS MAKERS, FIORUCCI, UNIMOG JEANS, BUDWEISSER, QUILMES.

 

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Federico, contattandoci, ci ha linkato una breve intervista realizzata per l’associazione dei truccatori della nazione Argentina:

¿Cómo considera o define usted a la tarea de maquillar?: ¿Un arte, una artesanía, un servicio y/o un medio de vida?La tarea de maquillar tiene que ver con las tres cosas, y depende de que parte del maquillaje desarrollemos. El contacto con la labor artística hace que seamos artesanos brindando un servicio, que si sabemos como hacerlo y nos dedicamos a ello también puede ser nuestro medio de vida. Lo importante en ello son las ganas que pongamos, el tiempo que le dediquemos a capacitarnos y la pasión con la que realicemos la tarea. 

¿Disfruta usted de esta actividad? ¿Porque y cuándo?Esta actividad permite conectar lo creativo de uno mismo con la técnica y el conocimiento adquirido, permitiendo que uno pueda disfrutar de los cambios que logra en un rostro con un simple maquillaje correctivo o un maquillaje artístico. En el disfrute está la clave del éxito. Disfrutar de lo que uno hace se vuelve la mejor paga cuando vivimos de ello.Yo disfruto mucho de poder trabajar no solo con la gente común que viene a mi salón o atiendo a modo particular, sino también el poder conocer artistas y modelos a partir de mi trabajo en producciones de moda. Un trabajo que también me permite estar en contínua investigación y agiornamiento a fin de poder estar a la altura de los cambios de la moda que plasmamos en las presentaciones de las marcas y en las gráficas que hacemos para revistas, medios, etc. Disfruto poniendo a prueba mi capacidad técnica y artística en cada trabajo y con cada cliente, porque al lograrlo la satisfacción personal es algo muy bueno. 

¿Qué situaciones le disgustan en este trabajo y cómo cree que podrían subsanarse?Lo difícil de este trabajo es encontrar capacitación cuando uno está en el interior del país. Los medios donde trabajar y poder hacer lo que uno sabe dependen de lo que uno se mueva y las puertas que golpee, teniendo en cuenta también cierta dosis de suerte en ello. Pero realmente lo difícil es poder aprender en serio, en lugares donde la excelencia y la técnica tengan que ver con la cuota que uno paga. Creo que esto podría subsanarse pudiendo hacer también estos intercambios técnicos en otros sitios del país y teniendo una relación de control y/o supervisión con las escuelas que dictan cursos de nuestra área.

 

¿Qué consejos le daría a una persona que está decidida a emprender esta tarea?

Que se capacite antes que nada, para saber no sólo de técnicas y teorías, sino también de piel y productos, y más allá de lo que incorpore como conocimiento adquirido que se permita crear, que juegue, que se divierta y que desarrolle eso que no se puede transmitir en ningún curso o escuela y que tiene que ver con la visión. Mucha gente aprende las mismas técnicas y teorías, pero pocos de ellos tienen la visión como para saber llevarla adelante y darse cuenta de que es lo mejor para cada rostro, para cada caso y para cada persona, y la visión hay que permitirse desarrollarla porque eso hace que uno crezca profesionalmente y se diferencie de los demás.

 

chicos raros 2006 2do premio carpetas de presentación

 





Communi-Milano

22 02 2008

 Le riviste e i quotidiani di tutto il mondo non smettono mai di citare marchi italiani del design, della moda, del lusso come ad esempio Valentino, Gucci, Prada, Damiani, Armani e Versace, che sono forse le uniche parole italiane che anche in Giappone o Russia vengono pronunciate correttamente.Servirà come promozione anche all’estero poiché i media stranieri non parlano delle manifestazioni fieristiche.
Ma se ai russi si dovesse parlare delle singole manifestazioni fieristiche il risultato sarebbe poco rincuorante.
La scarsa conoscenza del sistema moda italiano è evidente ed è dovuta per lo più alla poca visibilità conquistata sulle testate estere degli eventi moda italiani.
E’ quanto è emerso da una ricerca realizzata per il Comitato Lombardia per la Moda dall’Osservatorio Internazionale della Moda, che ha analizzato la percezione del sistema delle fiere di moda all’estero, monitorando le principali 100 testate giornalistiche internazionali, quotidiane e periodiche, nel periodo dal 1 luglio 2006 al 31 gennaio 2008.
Il dato più rilevante è che in un anno e mezzo, 19 mesi, solo 22 articoli hanno parlato delle fiere italiane.
E’ significativo anche il fatto che solo in 4 casi (Der Standard, China Daily, The Times of India e l’Economist) si parli di iniziative delle unità fieristiche italiane all’estero (tutte legate a Fiera Milano e ai suoi accordi per espandersi in Cina, Russia, Marocco e India).
Inoltre, gli articoli che riguardano le delegazioni italiane all’estero in occasione di accordi economici e fiere del settore moda (soltanto 11 in tre anni), citano esclusivamente i personaggi di spicco delle istituzioni (da Luca Cordero di Montezemolo, Presidente di Confindustria a Romano Prodi, ex Presidente del Consiglio) o marchi universalmente riconosciuti (Fiat  e Ferrari).
Sulla stampa estera, inoltre, si parla esclusivamente di alcune singole fiere (Micam, Mipel, Mido, Fiera Milano e Milano Unica) senza mai parlare del sistema fieristico italiano nella sua complessità. Uno dei motivi potrebbe dipendere anche dalla miriade di fiere, di nomi, di location diverse che indubbiamente genera confusione e tende a disperdere l’attenzione.
“Per la prima volta è stato creato un marchio, MADE in Milano, che raggruppa tutte le fiere della moda che si svolgono sul territorio lombardo mettendole a sistema – afferma Giovanni Bozzetti, Presidente del Comitato Lombardia per la Moda – Le imprese della moda ancora oggi fanno fatica a sviluppare sinergie, troppi sono i particolarismi e le gelosie. Per risolvere questo empasse, abbiamo pensato a un unico marchio che potesse legare le tante manifestazioni che qualificano la Lombardia come regione della moda, dal tessile all’abbigliamento, dalle calzature agli accessori, dalle sfilate ai tanti eventi esportabili nel mondo. Per farlo abbiamo impiegato mesi di lavoro - continua Bozzetti - ma siamo riusciti a riunire intorno ad un unico tavolo tutte le manifestazioni fieristiche legate alla moda (Micam, Mifur, Modaprima, MilanoUnica, Proposte, Touch!, neoZone, cloudnine, Mido, Mipel, MilanoVendeModa, Plusize, Sposa Italia, White) e altri importanti attori del settore (Camera di Commercio, Fiera Milano, Camera Nazionale della Moda, Promos): si e’ arrivati, così, a un’intesa e ora possiamo finalmente annunciare con piacere il nome del nuovo marchio: MADE in Milano”.
“Siamo finalmente riusciti a metter in un unico contenitore tutte le sigle fieristiche e i soggetti che si muovono in un comparto d’eccellenza del sistema economico industriale lombardo - aggiunge Luca Ronzoni, vicepresidente del Comitato Lombardia per la Moda - l’augurio è che questo importante passo rappresenti il primo gradino di consolidamento per l’affermazione di una sinergia che possa risultare competitiva con gli altri sistemi fieristici internazionali”.
MADE in Milano, è il primo marchio unico al mondo che riunisce tutte le Manifestazioni Fieristiche e le Istituzioni che qualificano la Lombardia come regione della moda. MADE valorizza uno stile di vita, quello lombardo ed italiano e con esso le sue eccellenze: la moda, il design, l’arte, gli eventi e l’enogastronomia. Per la prima volta insieme in un unico nome, quindi, Camera di Commercio di Milano, Camera Nazionale della Moda Italiana, Fiera Milano, Invest in Milan, Micam, Mido, Mifur, Miper, Modaprima, Milano Unica, MilanoVendeModa, Plusize, Proposte, Sì Sposa Italia, Touch!, neoZone, cloudnine e White.
“Per questo un marchio volutamente dal tono internazionale – conclude Bozzetti – Così anche
giapponesi, russi, arabi sapranno dire MADE in Milano”.

(da Npmagazine.it)