slim aarons giuditta avellina blog communifashion

Come lanciava i maglioni Robert Redford (Slim Aarons, aiutaci tu)


“Ma tu ti ricordi quando Robert Redford lanciò tutti i maglioni colorati dall’alto ? Che scena memorabile quella del Grande Gatsby, ti rendi conto che cxxx quella deficiente?!”. “Sì, mi ricordo esattamente dov’ero quella sera, telecomando e mille perchè” -replico.  “E DiCaprio, secondo te da chi l’aveva presa quell’espressione sognante, quando ‘la guardava come nessun altro l’aveva mai guardata?'”. “Redford per me vince di gran lunga, gran maestro di stile, tu che ne pensi?”.

Io il Grande Gatsby l’ho amato. Il romanzo di Francis Scott Fitzgerald l’ho letto a coronamento della maratona cinematografica. Credo di preferire l’interpretazione di Redford. Credo. Ma è pur certo che la soundtrack della versione di Baz Luhrmann, è stata per parecchio tempo la colonna sonora di meditazioni e fughe, di corse notturne in bici e binari del tram in cui inciampare. Poi è rimasta Lana Del Rey, e anche le vecchie suggestioni, sono state prevaricate da nuovi ricordi.

Mentre stamattina camminavo a passo sostenuto (ovviamente, in classico ritardo) per andare a lavoro – consueta passeggiata e chiamata di rito con la mia migliore amica- s’è pattuito che di lunedì mattina non c’è spazio per discussioni sui massimi sistemi. Quindi via alle chiacchiere leggere sulle scene classiche di classici film da classiche femmine con classica voglia di sognare e blablabla.

(( focus on: E, a margine, ho pensato anche che devo trovare chi condivida la mia improbabile passione per questa roba QUI (quanto sarà che non sorseggio un Manhattan?)).

Ho ripensato a quella ventata di dolcevita che m’aveva pervasa la sera che scoprii quanto Mark Kaufmann fosse stato figo ad abbandonare le donnine nude di Playboy. Sarà che c’ho voglia di estate, ma sarà che dovevo proprio imbattermici in Slim Aaarons. Fu un fotografo fortunato, ammettiamolo.

((focus on: Immaginate di poter avere accesso a tutte le ville, i party, le case dei vip, la meraviglia di feste e serate alcoliche. Voi che persone diventereste?))

Ecco, lui ebbe la possibilità di vivere tutto questo e fu un viveur di quelli veri veri. La magia dietro la fotografia di Slim Aarons è stata la sua capacità di catturare il jet set internazionale nel loro habitat naturale, e non c’era habitat più naturale e originario delle belle persone in una bella piscina. Ereditiere, magnati, reali e celebrità inseguivano il sole tutto l’anno e Slim, abbandonando la fotografia di guerra, decise di tuffarsi in anni di sfarzo ed eccessi. Il congedo dal mondo patinato, fu naturalmente ponderato: quando finalmente andò in pensione, Slim vendette il suo intero archivio di Getty Images. Ralph Lauren,Bruce Weber e poi Steven Meisel e molti altri lo adorarono perchè, in fondo, non riuscirono mai a rispondere al vero, amletico dubbio: come riuscì a fotografare un così gran numero di gente ricca in momenti così privati?

slim aarons giuditta avellina blog communifashionReproduction, © Bloomsbury Auctions giuditta avellina slim aaronsgiuditta avellina slim aarons 2

“Ecco il trucco,” rivelò una volta Slim. “Ti presenti con una bella ragazza come assistente.Mentre la bella ragazza sta distraendo il padrone di casa, vado in giro e studio gli ambienti più consoni. (…)  Ho utilizzato anche le riprese dall’alto, l’ho imparato dai miei mentori Alfred Hitchcock, Leland Hayward e Orson Wells“: vedere le cose come narratore, cinematograficamente, drammaticamente, fu uno dei maggiori doni che i maestri di Slim gli donarono. “Hitchcock mi ha detto: ‘Hai bisogno di un apribottiglie, un vicino e cose buone in mezzo.’ Ecco, questo è quello che ho cercato.” E lo cercò sempre, inesorabilemnte, sino a quel giorno del 2006 in cu morì, a 89 anni.

I suoi scatti sono documentari autentici di un’epoca passata di “persone attraenti che fanno cose interessanti”, una frase che Slim amava spesso ripetere. Slim Aarons ha usato le  piscine dei ricchi come sala conferenze, ha documentato offerte commerciali intermediate a bordo piscina, ha registrato alleanze e faide, ha compreso quanto potesse essere briallante l’Acapulco degli anni 50 e 60, scelta da gente del calibro di Ronald e Nancy Regan lì in luna di miele. Che dire dei principeschi resorts del Principe Aga Khan, del Principe Alfonso von Hohenlohe, della principessa Margaret, di Mick Jagger?

Ma la foto preferita di Aarons fu questa:

Si trovava a Palm Beach, lei era Alice Topping, giovane ereditiera preppy che accettò di farsi fotografare se poteva indossare un maglione grigio sopra il suo costume da bagno bianco perché il tempo stava diventando freddo. “Gli uomini sono sempre andati fuori di testa per quella foto e finalmente ho capito perché. Tutti pensavano che fosse in biancheria intima! Per gli uomini è stata la foto più sexy che abbia mai scattato.”

Stelle del cinema, letterati, gigolò, monarchi esiliati , ereditiere , modelle , politici, stilisti, artisti e bellezze in topless: chi può ricordare che fu anche un fotografo di guerra per il magazine Yank, un periodico illustrato dell’esercito? Chi può credere che viaggiò in nord Africa e nell’Europa dell’ovest e, ad esempio, con Robert Capa, fotografò la campagna di Monte Cassino? Furono effettivamente proprio gli orrori della guerra a dissuaderlo dal fare il fotoreporter freelance e a far maturare in lui quella visione positivista che divenne poi il tratto distintivo di tutti i suoi scatti. Dopo la guerra si trasferì ad Hollywood, dove iniziò a fotografare le stelle del cinema. “Conoscevo tutti, mi invitavano alle loro feste perchè sapevano bene che non avrei mai danneggiato la loro immagine: ero uno di loro!”, disse in un’intervista rilasciata al London Independent nel 2002. Aveva un grande senso dell’onestà e della trasparenza, rifuggiva lo scandalo, il pettegolezzo e l’artificiosità, tanto da non avvalersi di luce artificiale e di ridurre al minimo l’uso di make-up. E in tutta la sua modestia, nonostante fosse un fotografo ormai affermato, amò sempre definirsi a journalist with a camera. Wow. A-journalist-with- a- camera.

La mia narrazione preferita? Ne scelgo due, è il bianco e nero a predominare.

Nella prima era il 1957, Capodanno. Clark Gable, Van Helfin, Gary Cooper e James Stewart sorridenti al bancone del bar.

Kings of Hollywood

La seconda è un omaggio alla tenera bellezza diabolica di Marylin: sguardo da bambina, curve da sex symbol. Proprio Marylin Monroe è il link al prossimo fotografo: Douglas Kirkland. Ricordo quella volta che le conobbi mentre annusavo per la prima volta il Tuscan Leather di Tom Ford. Potete amare o odiare questo profumo, sappiate che è introvabile, costoso, genera dipendenza e può trascinarvi in un vortice di follia: avrei potuto rinunciare al rischio di scoprire qualcosa di affascinantemente esotico? Ma questa è un’altra storia. Stay tuned.

Marilyn Monroe

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...