Douglas Kirkland, tutto merito di Tom Ford (e di Liz Taylor)


La prima volta che ne sentii parlare, nell’aria c’era il Tuscan Leather di Tom Ford. Ricordo bicchieri quadrati regalati da uno che avrebbe fatto meglio a regalare a sè stesso una sana bevuta liberatoria. C’erano certamente un Talisker e un omogeneizzato alla mela verde. Keith Jarrett suonava il piano, degno sottofondo di moltissimi racconti di un viaggio disastroso.

((focus on: “Keith Jarrett, live in Kolhn”, da ascoltare e riascoltare))

Lui era Douglas Kirkland e io non avevo alcuna idea di chi diavolo potesse essere. Probabilmente l’avevo già conosciuto, incosciamente, avendo già visto decine di sue foto online o su magazines. Ma in quel momento, stavo più a chiedermi perchè diavolo quell’odore acre e a tratti sgradevole, potesse inebriarmi. Più avanti trovai una mezza spiegazione qui. Ecco, appunto.

((focus on: Tuscan Leather di Tom Ford, per l’appunto. E Fahrenheit di Christian Dior, anche per donna))

Credo siano note a molti queste immagini. Lei è Marylin Monroe, dietro l’obiettivo c’è proprio Douglas Kirkland. “So esattamente di che cosa abbiamo bisogno: un letto con lenzuola di seta, una bottiglia di Dom Pérignon e un disco di Frank Sinatra”, raccontò a Vanity Fair Douglas Kirkland, riferendosi alla diva. “Ha fatto tutto lei: il giornale (Look Magazine, ndr) voleva mettere Marilyn in copertina, ma mi aveva chiesto un’idea: lei aveva chiaro in mente quello che voleva già al momento del nostro primo incontro”.

Giuditta Avellina - credits Douglas Kirkland Giuditta Avellina - credits Douglas Kirkland Giuditta Avellina - credits Douglas Kirkland Giuditta Avellina - credits Douglas Kirkland

“La sera dopo, era il 17 novembre 1961, la aspettavo con il mio assistente nello studio di Hollywood che avevo affittato per scattare: doveva arrivare alle 7 ma si presentò alle 9,30. Capii immediatamente la ragione del suo successo: era radiosa, sensuale, e molto seducente. Cominciai a scattare dall’alto, ma dopo pochi minuti Marilyn si mise seduta sul letto, si coprì il seno con le lenzuola, e chiese all’assistente di uscire: “Voglio restare sola con questo ragazzo: di solito funziona meglio”. Continuai a scattare, usando la macchina fotografica come uno scudo, ma a un certo punto Marilyn disse: “Perché non vieni qui vicino a me?”. Lui non andò. Si videro tre volte, nell’ultima lei scelse la sua foto preferita. Come racconta Kirkland a VF: “A quel punto sorrideva: indicando la foto in cui abbracciava il cuscino, disse che era la sua preferita”:

Questa ragazza mi piace perché è il tipo di donna con cui ogni uomo vorrebbe stare. La donna che anche un camionista vorrebbe portarsi a letto” disse lei.  Lo scatto era questo:

Da quando l’ho conosciuto, seppur virtualmente, ho apprezzato l’arguzia di Kirkland. Ho potuto ammirare dal vivo alcuni scatti che fece a una nota pr di una ancor più nota showgirl. Non erano solo foto, piuttosto istantanee dell’anima: credo che nessuno, più di lui, in maniera così sommessa e al tempo stesso dura, sarebbe stato capace di cogliere tanta volgarità di pose, ammiccamenti, bellavita in L.A e scosciamenti da panterona. E di prendersi molti complimenti dall’ignara interessata.

Los Angeles, signori, patria di Douglas. Ricordo uno shooting di Kirkland, quando lavoravo come giornalista a GQ. Belen e Stefano coppia felice (confermato da chi c’era: erano sempre appiccicatissimi), una piscina infinita e quel tatuaggio come promessa d’amore restano gli highlights di una vacanza di follia e latitanza (ma questa è un’altra storia). Non so se abbiano realmente concepito lì il loro figlio Santiago (credo fosse qualche mese prima).

Kirkland iniziò la sua carriera tra gli anni ’60 e ’70, collaborando con importanti riviste americane, e ritraendo celebrità e star dello spettacolo, tra cui Elizabeth Taylor, Sean Connery, Robert De Niro, e uomini della scienza, come Stephen Hawking.  Di origini canadesi Kirkland spese gran parte della sua vita professionale lavorando a New York, prima di trasferirsi a Los Angeles a metà degli anni Settanta. Dopo l’apprendistato con Irving Penn, lavorò  per la rivista “Look” e in seguito per “Life Magazine”. Dopo alcuni servizi in Grecia,Libano e Giappone, si dedicò alla fotografia di moda e ai ritratti di celebrità, tra cui Marilyn Monroe, Judy Garland, Marlene Dietrich. Da qui nacquela passione del fotografo per il mondo del cinema: ha lavorato nei set di più di centoquaranta film, tra cui “Butch Cassidy and the Sundance Kid”,“2001 A Space Odyssey”, “Out of Africa”, “Titanic”, “Moulin Rouge” e “Behind Enemy Lines”. Ha pubblicato numerosi libri, tra cui “Light Years”, “Icons”, “Legends” e “Body Stories”.

In generale, il fotografo – meno “bellavita di Slim Aarons- di belle donne ne fotografò molte. Mi piace particolarmente l’idea che diede di Brigitte Bardot e di Audrey Hepburn.

“A me piacciono le persone”, dice Kirkland “Chiunque esse siano. E naturalmente mi piace fotografarle”. Kirkland ama la sperimentazione, con Photoshop e durante il processo di stampa, per esempio utilizzando materiali particolari, come la Japanese Washi, una carta giapponese composta solo da fibre naturali. “Devi venire a patti con il periodo in cui vivi”, dichiarò  “Quello che facevo negli anni ‘60 era totalmente diverso da quello che faccio oggi. E ogni volta è come ricominciare daccapo. D’altronde l’unico concetto da cui si può partire è la realtà”.

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Oggi Kirkland continua a lavorare nella sua villa-studio di Los Angeles, insieme alla seconda moglie Françoise. Tiene letture pubbliche allo Smithsonian Institute, all’Art Center College of Design di Pasadena, nei Kodak Center di tutto il mondo.

Probabilmente, tra tutte le star che fotografò e per cui fu noto, però, la donna cruciale nella sua vita fu Liz Taylor.

“È interessante pensare a come io abbia iniziato a fotografare celebrità. È stato quasi un incidente. Ero a un servizio fotografico di moda in California, e da Look mi dissero di andare a trovare uno dei giornalisti che stava intervistando per noi Elizabeth Taylor a Las Vegas. Ma non erano previste foto. Io arrivai alla fine dell’intervista, guardai l’attrice negli occhi e le dissi: ‘Elizabeth, io ho appena iniziato a lavorare a Look. Può immaginare che salto farebbe la mia carriera se lei mi desse l’opportunità di fotografarla?’. Lei ci pensò per un po’ e poi mi disse ‘Torni qui domani sera alle 8:30′”.
E lui tornò. Io non riuscii più a trovare il Tuscan Leather. Lo confesso: ho tradito Tom Ford con Jo Malone. Oggi la mia pelle profuma di Nectarine Blossom&Honey. E no, nessun effetto cocaine: profuma di borotalco, piuttosto.

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