Milano in fiamme e la lezione di Claudio


image Ho riguardato per ore queste immagini. Sono i posti dove ho lavorato per anni, a costo di sacrifici enormi. Non é sempre stato facile, mi sono incazzata, ho avuto giorni no. Ce l’ho avuta con il mondo, ho creduto e credo a fasi alterne alla meritocrazia. Credo anche che chi potrà prendersi cura professionalmente di noi arriverà, basta non stancarsi di attendere e cercare chi sappia parlare una lingua condivisa. Ma, che fosse disperazione o frustrazione o indignazione, non ho pensato mai, neanche un secondo, che tutti i miei problemi potessero essere colpa o conseguenza di una città, di un’infrastruttura, di un concetto. Sono arrabbiata con questi ragazzi, perché credo non si siano fatti la domanda fondamentale: chi sta davvero dietro questa distruzione? Persone. Che ogni mattina, come me, si alzavano per andare a lavorare in Cadorna o cercare un lavoro in Cadorna o a Centrale o in Pasteur. Faticavano per il mutuo o godevano i frutti di sacrifici e benefici senza per questo doversi sentire colpevoli. Perché distruggere ciò che non ha un nome e non guardare dentro sé, intraprendere lotte individualmente collettive, non conoscere il proprio nome e la propria storia? Perché fuggire da sè stessi e devastare il prossimo sconosciuto? Perché devastare la stessa banca da cui prelevano i soldi utilizzati per comprare le loro lucide giacchettine nere, cappuccio in su e cecità come segno particolare sulla carta d’identità? Il sistema che contestano é lo stesso che applicano, nei comportamenti e nell’inciviltà perpetrata: cieco, approssimativo, disattento. Quale esempio ed emulazione sperano di veicolare? Ieri hanno solo scheggiato vite, situazioni e anche i miei ricordi. Ci ho passato tre anni meravigliosi in via Carducci, tre anni di cui ho nostalgia immensa, tre anni che hanno sporcato di cenere. Senza che queste strade avessero armi o colpe. Senza che questo potesse arrecare beneficio alcuno, se non uno sfogo adrenalinico e un secondo di riflettori. Davvero il futuro è demolire ciò che prova a stare in piedi? Davvero é non chiedersi quale storia sta dietro la targa di quell’auto in fiamme? Vedo deserto nei loro occhi, questo mi fa una paura devastante. Perché il deserto che hanno dentro vogliono ripristinarlo intorno, bruciando vita che scorre e strade che producono. Non permettiamo che l’aridità, la calura, la sabbia ci avvolgano. Il signor Claudio, veneto sorridente e testardo, una volta mi insegnò una cosa che non dimenticherò mai. Il suo negozio era stato devastato da un mortaretto accidentalmente lanciato chissà da chi. Finì sui solventi, tutti i sogni divennero cenere. Prese una scopa. E inizió a togliere la sabbia. Lo fece per giorni, fino a che fu tutto pulito. Poche settimane dopo c’era di nuovo la sua malconcia cattedrale, con in più una splendida stufa mai preventivata. Più approssimativa, ampia, sofferta la sua creatura. Ma in vita. Credo sia questo il senso che vorrei dare alle cattedrali: bellezza nel vuoto, colore nella sabbia, coraggio nella crisi. Senza cappucci, senza devastazione, senza infrangere vetrine e e ricordi si può guardare al futuro. A volto scoperto, muso duro e risvolti di camicia si può costruire il giorno di serenità che vorremmo sperare e che dobbiamo avere il diritto di sperare. Auguro a chi oggi ha subito un danno, che possa avere la forza di quell’imprenditore e possa ricostruire la propria cattedrale con determinazione e creatività. Il deserto é una prospettiva annoiata di giovani senza fantasia. Mi auguro che oggi e ogni giorno i veri uomini s’inventino una nuova dignità per ripristinare il quotidiano interrotto da chi non sa più avere cura delle piccole cose altrui,della piccola coscienza propria. Claudio ha creduto nella possibilità di sognare un futuro difficile da conquistare, ma meraviglioso nel paesaggio da godere una volta arrivati in cima alla propria piccola cattedrale. Lo ha fatto rimboccandosi le maniche durante la salita e non abbassando il cappuccio in un’annoiata caduta libera e insegnandomi che non é finita finché non é finita.

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